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RIVA  -   Bastione

Il Bastione di pietra grigia, posto sulle falde del monte Rocchetta, è uno dei simboli di Riva del Garda, a dominio della città e del lago. Costruito all’inizio del XVI secolo, quando era appena terminata la dominazione veneziana di Riva, per garantire una maggior sicurezza al borgo sottostante e ai suoi abitanti, venne distrutto nel 1703 dalle truppe francesi guidate dal generale Vendome che ne minarono il corpo centrale rendendo il fortilizio inutilizzabile. E’ raggiungibile senza difficoltà con una strada che sale fra la vegetazione fino a circa duecento metri di quota. Un sentiero più impervio porta poi alla chiesa di Santa Barbara (610 m) e alle cime più alte della Rocchetta (1520 m). Il Bastione con i secoli ha perso l’originaria funzione militare ma, anche grazie ai recenti restauri, ha conservato il suo fascino severo. E’ stato recentemente sottoposto ad un restauro conservativo, seguito dalla Sovrintendenza per i Beni Architettonici della Provincia Autonoma di Trento. L’allestimento di un punto informativo nei locali attigui documenta le scoperte e il lavoro svolto. Chi lo visita può ammirare la massiccia struttura esterna e quanto rimane dell’interno. Non meno interessanti la vista sulla città sottostante e il magnifico panorama dell’Alto Garda.

RIVA  -   La Rocca

Edificata nel XII secolo è una possente fortezza di pietra, a pianta quadrangolare, con torri angolari, cortile a portici e logge. È circondata da un canale che comunica direttamente con il lago, e quindi è accessibile solo dal ponte levatoio del rivellino. Verso la metà dell’Ottocento, gli Austriaci la trasformarono in caserma; attualmente è sede del Museo Civico dove si trovano alcune pregevoli tele di Giuseppe Craffonara, massimo esponente – in pittura – del neoclassicismo trentino.

ARCO  -   Il Castello

Arroccato su una rupe a 280 metri di altezza sorge il Castello di Arco. Risalente a prima dell’anno Mille è costituito da una torre sommitale a scopo difensivo e da un più tardo corpus di abitazioni che lo hanno reso un vero e proprio borgo fortificato, dimora di una ricca comunità retta dalla famiglia dei Conti d’Arco. A dominare è la torre Renghera, così chiamata per la sua campana – la Renga – che suonava per chiamare a raccolta i cittadini. Abitato fino al Settecento, viene abbandonato a seguito degli aspri combattimenti nel corso della guerra di successione franco-spagnola.

DRENA  -   Il Castello

Castello misterioso e affascinante, arroccato in cima a un contrafforte roccioso a difesa e a controllo delle valli del Sarca e di Cavedine. Fu costruito nel XII secolo dalla famiglia dei Seiano. Nonostante la devastazione subita nel 1703 durante la guerra di successione spagnola, conserva tuttora la struttura delle fortezze medioevali, costruzioni essenzialmente romaniche con qualche apporto gotico. Una cortina di merli a coda di rondine avvolge a spirale il dosso. Sul complesso del mastio svetta la grande torre merlata da dove lo sguardo spazia su un panorama suggestivo.

LEDRO

La Val Concei costituisce il polmone verde della Valle essendo ricoperta da fitte foreste adatte per piacevoli e fresche passeggiate lungo il fondovalle ed escursioni più impegnative verso le cime dei monti, tra cui spicca il Monte Cadria. La valle, particolarmente tranquilla e circondata dal verde dei boschi e da una bella catena montuosa le cui vette raggiungono i 2000 mt., comprende i paesi di Locca, Enguiso e Lenzumo, i quali formano il Comune di Concei, e offrono, proprio per il loro carattere rurale montano, numerose possibilità di escursioni a piedi o in mountain bike. Lungo la valle si snoda il torrente Assat del Concei, che dal monde Guì, circa 1600 m., dopo aver costeggiato i tre paesi, taglia Bezzecca e si getta nel torrente Massangla. Il nome Concei è una volgarizzazione dal latino concilium, che divenne consilium, poi concel o consel, che anticamente, all'incirca nel III-IV secolo d.C., indicava l'organo amministrativo cui facevano capo le diverse comunità in cui era diviso il Plebs Leutri, cioè il plebato di Ledro. La Val di Concei era inoltre attraversata da un'importante strada di transito romana, che da Riva per Campi conduceva fino alla valle del Chiese. Molti sono i ritrovamenti che testimoniano nella zona insediamenti di età longobarda: un cimitero con sepolcri a Lenzumo e varie tombe ad Enguiso e Locca. Durante la Grande Guerra (1915-1918), i paesi della valle subirono danni e distruzioni, molte chiese furono gravemente danneggiate e andarono perduti tutti gli archivi parrocchiali.

TORBOLE SUL GARDA 

Il paese è arrampicato sul declivio calcareo delle pendici del Monte Baldo, con le case disposte ad anfiteatro sul golfo. Grazie alla sua ventilata posizione è divenuto centro velico e surfistico di risonanza internazionale e costituisce un autentico paradiso per gli appassionati che considerano questa zona una capitale degli sport d’acqua. Di Torbole scrisse entusiasta il grande Goethe come di "una meraviglia della natura, uno spettacolo incantevole". Una parte di Torbole, certamente la più suggestiva, ha conservato l’aspetto originale del paesino di pescatori e barcaioli nato in secoli lontanissimi. L’angolo più pittoresco di Torbole è il porticciolo con le caratteristiche costruzioni della Vecchia Dogana (sec. XV) e di Casa Beust, già cenacolo di artisti nel secondo dopoguerra. In attesa del ritorno della cornice del Parco Pavese in via di ristrutturazione, il Festival si tiene presso il teatro tenda nel Parcheggio Pavese (adiacente a via Benaco)
a pochi passi dal lago.

 
 
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